Siamo nel pieno della ripresa graduale delle attività, la cosiddetta fase due, già da qualche giorno e, se il nuovo Decreto prevede l’obbligo di mascherina per la popolazione già a partire dai sei anni d’età, noi fisioterapisti, assieme a tutti gli altri professionisti sanitari del panorama nazionale e internazionale, ci siamo chiesti cosa fosse più giusto fare per il bene dei più piccoli, a prescindere dall’utilizzo della semplice mascherina, in un’ottica di prevenzione per se stessi e per l’intera comunità da un contagio di ritorno e un nuovo eventuale lockdown.

Gli studi confermano la bassa incidenza di Covid-19 nei bambini e negli adolescenti oltre che la presenza di una sintomatologia estremamente variabile ma meno aggressiva rispetto a quella dell’adulto. Questo però non ci autorizza ad abbassare la guardia perché, come riportato da uno studio pubblicato su Jama lo scorso aprile, questa incidenza potrebbe essere legata a una ridotta esposizione al virus piuttosto che all’immunità acquisita nei confronti di altri coronavirus oppure, come riportato in un altro studio recentissimo pubblicato sulla stessa rivista, alla scarsa presenza di recettori ACE2 veicolanti del Sars-CoV-2 nell’epitelio nasale. Questo potrebbe rendere i più piccoli meno suscettibili ma, fino a nuove conferme, è necessario continuare a considerare i bambini potenzialmente infetti seppur asintomatici e, di conseguenza, possibile fonte di contagio nei confronti degli adulti.

I mezzi di contenimento del contagio più efficaci rimangono, anche in fase due, il lavaggio accurato delle mani e il distanziamento sociale, associato all’utilizzo di una mascherina chirurgica o in tessuto, così come indicato dal Centers for Disease Control and Prevention, da parte di tutta la comunità.
Nei Servizi di Riabilitazione, soprattutto quelli per l’età evolutiva, questi accorgimenti necessitano però di un’integrazione volta alla ripresa totale delle attività in sicurezza, ora più che mai.

Nel riprogrammare tutte le attività riabilitative e rispondere al meglio ai bisogni dell’utenza è utile privilegiare, per quanto possibile e fino a nuove disposizioni, le modalità di erogazione da remoto sia in sede che in modalità smart working (https://gisftpediatrica.aifi.net/category/notizie/). Per le attività non differibili e in presenza è necessario, invece, prevedere la riorganizzazione delle agende e delle attività, ove vi fossero più operatori in ambienti non sufficientemente ampi per evitare assembramenti, e mettere in atto alcune procedure “di sicurezza”.

  1. Nelle sale d’attesa deve essere garantita la distanza di almeno un metro tra gli utenti (meglio se due), invitando gli accompagnatori a tenere vicino a sé i piccoli utenti, per evitare il mancato rispetto di tali norme, anche mediante la riduzione del numero di sedie e il loro distanziamento. In questi luoghi, poi, deve essere esposta apposita cartellonistica con ben dichiarate le regole per il distanziamento sociale, il lavaggio delle mani (meglio se nei pressi del distributore di soluzione idroalcolica) e la presenza di un apposito contenitore per lo smaltimento dei fazzoletti monouso.
  2. Tutti gli appuntamenti devono essere fissati telefonicamente al fine di effettuare un pre-triage telefonico sullo stato di salute sia del piccolo paziente che del suo accompagnatore. Il triage in presenza verrà poi effettuato all’arrivo presso il Servizio per verificare che non siano comparse variazioni dello stato di salute dell’utente e/o dell’accompagnatore e dei familiari conviventi negli ultimi quindici giorni, da far firmare come autodichiarazione.
  3. Raccomandare il massimo rispetto degli orari concordati per garantire l’adeguata aerazione (almeno 15 minuti) e sanificazione degli ambienti e di tutti gli oggetti e le attrezzature utilizzate per la riabilitazione per almeno 10 minuti con soluzioni a base di alcol e cloro. A tal proposito, si raccomanda di prestare la massima attenzione all’utilizzo di questi prodotti e al risciacquo accurato al fine di eliminarne i residui. L’utilizzo di queste soluzioni negli ultimi mesi è aumentato notevolmente sia negli ambienti domestici che nei luoghi di lavoro e ha portato anche ad un’incidenza maggiore di intossicazione da prodotti sanificanti. I centri antiveleni, dall’inizio dell’emergenza, hanno registrato un aumento delle richieste di consulenza per intossicazione del 65% circa, fino al 135% nella fascia di età inferiore ai 5 anni.
  4. L’utente (minorenne) deve essere accompagnato da un solo genitore/familiare/caregiver che deve occuparsi di mantenere e far mantenere al bambino la distanza interpersonale adeguata, fatta eccezione per le valutazioni e i trattamenti fisioterapici che richiedono vicinanza con l’operatore. In tal caso, al fisioterapista viene fornita indicazione di indossare una mascherina filtrante (tipo FFP2), camice e guanti monouso dopo accurato lavaggio delle mani con acqua e sapone disinfettante o soluzione alcolica. La visiera o gli occhiali protettivi e la cuffia sono facoltativi ma fortemente raccomandati.
  5. Gli accompagnatori (adulti) sono obbligati ad usare una mascherina chirurgica (no mascherine con filtri e valvole) mentre per i bambini nella fascia d’età 0-2 anni la mascherina è assolutamente controindicata. Lo stesso discorso è valido anche per i bimbi più grandi con difficoltà respiratorie e deficit motori e/o cognitivi che li renderebbero incapaci di togliere la mascherina autonomamente se necessario, aumentando così il rischio di soffocamento. Nella fascia 2-6 anni l’utilizzo della mascherina è facoltativo mentre oltre i 6 anni diventa obbligatorio per legge. E’ importante però sapere che, per essere realmente protettiva, la mascherina deve essere ben aderente al viso, coprire naso e bocca e raccordarsi alle orecchie. Le dimensioni ideali per una mascherina pediatrica sono 12×25 cm in media. Prima di indossarla e dopo la rimozione è necessario lavare le mani con acqua e sapone o soluzione alcolica per almeno 20 secondi (cantiamo ad esempio la canzoncina “Happy Birthday”!). E’ opportuno spiegare ai bambini più grandicelli le motivazioni per cui si indossa una mascherina “di comunità” e perché, una volta indossata, non va più toccata, soprattutto con le mani sporche. Poiché l’apprendimento avviene per imitazione, dimostrare praticamente la cosa e far capire ai bambini che anche gli adulti le indossano correttamente, può essere una buona strategia per promuoverne l’utilizzo corretto.
    Per quanto riguarda, invece, i bimbi immunodepressi o con patologie croniche che devono necessariamente uscire di casa per recarsi in spazi chiusi e ad alto rischio, quali ospedali o servizi di riabilitazione, non è sufficiente che gli adulti attorno a loro indossino la mascherina ma è necessario che loro, in primis, ne indossino una e possibilmente filtrante (tipo FFP2).
    Ovviamente, negli spazi ampi e all’esterno, ove è possibile mantenere una distanza interpersonale maggiore di 2 metri, i piccoli possono non indossare la mascherina.

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Fonti bibliografiche
Rasmussen SA, Thompson LA. Coronavirus Disease 2019 and Children. What Pediatric Health Care Clinicians Need to Know. JAMA Pediatr. April 3, 2020.
Patel AB, Verma A. Nasal ACE2 Levels and Covid-19 in Children. JAMA Pediatr. May 20, 2020.
Centers for Disease Control and Prevention
https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/prevent-getting-sick/diy-cloth-face-coverings.html
American Academy of Pediatrics
https://www.healthychildren.org/English/health-issues/conditions/chest-lungs/Pages/Cloth-Face-Coverings-for-Children-During-COVID-19.aspx
Documento congiunto AIFI – Commissioni D’Albo. Aggiornamento aprile 2020.
https://aifi.net/emergenza-covid-19-indicazioni-per-fisioterapisti-e-pazienti/
Centro antiveleni. Ospedale Niguarda. Milano.
https://www.ospedaleniguarda.it/strutture/info/centro-antiveleni